Monday 4 october 2010 1 04 /10 /Ott /2010 13:25

lasramblasbarcellona

 

 

 

 


barcelona-hotel-casa-fuster-44799

 

 

 

 

 

 

Barcellona-veduta

 

 

 


Per affrontare questo viaggio, per la prima volta, ho voluto farlo da ragazzaccio. Ho voluto annullare quel tempo intercorso tra il ragazzo di una ventina di anni fa, pronto a correre senza negarsi niente, senza lasciare incolte le occasioni che avrebbero potuto lasciare il segno dentro di me, e l'uomo di oggi, preso dal lavoro, dalle esperienze vissute, che hanno distorto, nel bene e nel male, il mio animo. Ho voluto fare tanti passi indietro, perche' ci sono momenti in cui e' necessario ritrovarsi faccia a faccia col proprio passato e i propri errori. E puo' succedere soltanto attraverso ricordi ancora vivi, esperienze gia' fatte ma mai soddisfatte, come se mancasse loro una vera conclusione. Cosi ho afferrato pochi stracci, riempito lo zainetto e sono partito caricandolo in spalla, a fare quasi la vita del barbone, privandomi di quelle comodita' alle quali non si sa piu' rinunciare.
 


 

Credo che ancora oggi, alla mia eta', ha senso non dimenticarmi del ragazzo che vive eternamente dentro di me, capace di non lavarsi per due giorni o di non farsi la barba per una settimana, il ragazzo che vuole ancora vivere l'avventura, ora piu' che mai, tra i vicoli fatiscenti che si contrappongono ai quartieri elegantemente borghesi di una citta' che fermenta di idee e cultura, una citta' che vorrebbe staccarsi dal resto della nazione alla quale appartiene, proprio perche' pensa di non appartenervi, perche' unica, diversa da ogni altro contesto, perche' simile soltanto a se stessa. Perche' quest'avventura potesse sapere proprio di avventura, Barcellona ci ha accolto facendoci vivere la prima disavventura, qualcosa in cui si incappa facilmente se si prova a prenotare via internet un alloggio in un altro stato. Tutta una questione di fortuna trovare l'affare soddisfacente, e infatti, come volevasi dimostrare, siamo stati sbattuti da un indirizzo all'altro, un errore, ci ha spiegato Leandro, nel suo tentativo di masticare un po' di italiano, scusandosi e proponendoci uno sconto sul prezzo.
 
 




Il risultato e' stato il soggiorno in uno dei suoi quartieri piu' fatiscenti, che mi ricordava Napoli e le sue viuzze, i suoi vicoli stretti, la gente chiassosa, che a primo acchitto mi ha lasciato perplesso, ma che ho trovato molto affascinante nei giorni successivi. Il quartiere famoso per le 'Ramblas', in cui le etnie si confondono, diventando un tutt'uno. Da li', siamo partiti alla scoperta di questa citta' meravigliosa, che ci ha incantato, incatenato, portato a ritroso nel tempo, a molti secoli fa, a come sia avvenuto questo amalgama di costumi, colori, lingua, tradizioni che ancora oggi non vengono messe da parte.
 


 

In questo frastuono di suoni e di armonia di una lingua che sbatte le consonanti tra le labbra, ottenendo il risultato di addolcirne l'effetto e staresti ad ascoltarli per ore senza stancarti, l'effetto contrario a quello che invece mi fa la lingua tedesca, la quale mi stanca quasi subito. Barcellona si stende davanti ai nostri occhi spumosa, vibrante di colori e di bellezza barocca, romanica, gotica, araba, con le sue strade immense, tutte a senso unico, immersa nel verde, un verde che naturalmente mi ricorda casa mia, la stessa vegetazione, gli alberi di palme sparsi dappertutto, a sottolineare l'appartenenza al sud dell'Europa, l'Europa del caldo, della lentezza, della gente che si riversa per le strade fino a notte inoltrata, usanza che ci spinge a parlare con un tono di voce abbastanza elevato, abitudine che si fa difficolta' a perdere. Mi viene in mente che tra qualche giorno mi rechero' in quel di Londra e poi l'Irlanda, e li' faro' fatica a capire le parole che bisbiglieranno, poiche' il loro clima sempre umido li costringe a fare comunanza dentro i pub, e per necessita', per non sovrapporsi, sembrera' che i loro sussurri assumeranno la leggerezza del volo delle farfalle.
 


 
A me appartiene pero' il cicalecciare a voce alta, quella sensazione di caldo che quasi ti paralizza per non sudare, inibendo ogni funzione del pensiero, come descriveva Tomasi di Lampedusa, nel suo 'Gattopardo', per questo motivo mi sono sentito a casa mia, la mia storia confusa con la sua storia, in questa anima tagliata in due, tra l'agognato desiderio di intellettualita', di cultura, di immersione nella bellezza dell'elucubrazione e la voglia di non dimenticare quelle origini spavalde di semplicita', di quel vivere l'immediatezza dei gesti e delle parole. In questo viaggio dentro le atmosfere del barrio gotico, il museo di Picasso, la fondazione Miro' e le ramblas pullulanti di mimi, ambulanti che scappavano all'arrivo della Guardia civil, il fermento della vita era come un messaggio d'amore, un messaggio che ho voluto leggere fin nel profondo e di cui ho ricambiato il significato. Vivendolo sulla mia pelle.

Di Lylith
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Monday 4 october 2010 1 04 /10 /Ott /2010 13:22

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Per affrontare questo viaggio, per la prima volta, ho voluto farlo da ragazzaccio. Ho voluto annullare quel tempo intercorso tra il ragazzo di una ventina di anni fa, pronto a correre senza negarsi niente, senza lasciare incolte le occasioni che avrebbero potuto lasciare il segno dentro di me, e l'uomo di oggi, preso dal lavoro, dalle esperienze vissute, che hanno distorto, nel bene e nel male, il mio animo. Ho voluto fare tanti passi indietro, perche' ci sono momenti in cui e' necessario ritrovarsi faccia a faccia col proprio passato e i propri errori. E puo' succedere soltanto attraverso ricordi ancora vivi, esperienze gia' fatte ma mai soddisfatte, come se mancasse loro una vera conclusione. Cosi ho afferrato pochi stracci, riempito lo zainetto e sono partito caricandolo in spalla, a fare quasi la vita del barbone, privandomi di quelle comodita' alle quali non si sa piu' rinunciare.
 


 

Credo che ancora oggi, alla mia eta', ha senso non dimenticarmi del ragazzo che vive eternamente dentro di me, capace di non lavarsi per due giorni o di non farsi la barba per una settimana, il ragazzo che vuole ancora vivere l'avventura, ora piu' che mai, tra i vicoli fatiscenti che si contrappongono ai quartieri elegantemente borghesi di una citta' che fermenta di idee e cultura, una citta' che vorrebbe staccarsi dal resto della nazione alla quale appartiene, proprio perche' pensa di non appartenervi, perche' unica, diversa da ogni altro contesto, perche' simile soltanto a se stessa. Perche' quest'avventura potesse sapere proprio di avventura, Barcellona ci ha accolto facendoci vivere la prima disavventura, qualcosa in cui si incappa facilmente se si prova a prenotare via internet un alloggio in un altro stato. Tutta una questione di fortuna trovare l'affare soddisfacente, e infatti, come volevasi dimostrare, siamo stati sbattuti da un indirizzo all'altro, un errore, ci ha spiegato Leandro, nel suo tentativo di masticare un po' di italiano, scusandosi e proponendoci uno sconto sul prezzo.
 
 




Il risultato e' stato il soggiorno in uno dei suoi quartieri piu' fatiscenti, che mi ricordava Napoli e le sue viuzze, i suoi vicoli stretti, la gente chiassosa, che a primo acchitto mi ha lasciato perplesso, ma che ho trovato molto affascinante nei giorni successivi. Il quartiere famoso per le 'Ramblas', in cui le etnie si confondono, diventando un tutt'uno. Da li', siamo partiti alla scoperta di questa citta' meravigliosa, che ci ha incantato, incatenato, portato a ritroso nel tempo, a molti secoli fa, a come sia avvenuto questo amalgama di costumi, colori, lingua, tradizioni che ancora oggi non vengono messe da parte.
 


 

In questo frastuono di suoni e di armonia di una lingua che sbatte le consonanti tra le labbra, ottenendo il risultato di addolcirne l'effetto e staresti ad ascoltarli per ore senza stancarti, l'effetto contrario a quello che invece mi fa la lingua tedesca, la quale mi stanca quasi subito. Barcellona si stende davanti ai nostri occhi spumosa, vibrante di colori e di bellezza barocca, romanica, gotica, araba, con le sue strade immense, tutte a senso unico, immersa nel verde, un verde che naturalmente mi ricorda casa mia, la stessa vegetazione, gli alberi di palme sparsi dappertutto, a sottolineare l'appartenenza al sud dell'Europa, l'Europa del caldo, della lentezza, della gente che si riversa per le strade fino a notte inoltrata, usanza che ci spinge a parlare con un tono di voce abbastanza elevato, abitudine che si fa difficolta' a perdere. Mi viene in mente che tra qualche giorno mi rechero' in quel di Londra e poi l'Irlanda, e li' faro' fatica a capire le parole che bisbiglieranno, poiche' il loro clima sempre umido li costringe a fare comunanza dentro i pub, e per necessita', per non sovrapporsi, sembrera' che i loro sussurri assumeranno la leggerezza del volo delle farfalle.
 


 
A me appartiene pero' il cicalecciare a voce alta, quella sensazione di caldo che quasi ti paralizza per non sudare, inibendo ogni funzione del pensiero, come descriveva Tomasi di Lampedusa, nel suo 'Gattopardo', per questo motivo mi sono sentito a casa mia, la mia storia confusa con la sua storia, in questa anima tagliata in due, tra l'agognato desiderio di intellettualita', di cultura, di immersione nella bellezza dell'elucubrazione e la voglia di non dimenticare quelle origini spavalde di semplicita', di quel vivere l'immediatezza dei gesti e delle parole. In questo viaggio dentro le atmosfere del barrio gotico, il museo di Picasso, la fondazione Miro' e le ramblas pullulanti di mimi, ambulanti che scappavano all'arrivo della Guardia civil, il fermento della vita era come un messaggio d'amore, un messaggio che ho voluto leggere fin nel profondo e di cui ho ricambiato il significato. Vivendolo sulla mia pelle.



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